Pisa, settimana scorsa.

Orde di “turistacci” malmessi e paonazzi a caccia di ricordi, registrano fotografie malamente inquadrate. Mangiano pasti strapagati nelle peggio bettole turistiche: “Tanto, passano e ‘un li vedi più!”. Alcune ragazze del nord europa con le caviglie gonfie e la cellulite, vestite di lini chiari e trasparenti scattano sui monumenti mettendosi in posa. Hanno sandali leggeri, il naso scottato, imperlato di sudore. Non cercano conforto all’ombra. Sono stoiche. L’eroismo della razionalità. Vengono, senza porsi molte domande. Cercano le biglietterie e se ne stanno ordinate in fila, accanto ai muri pisciosi della città, talvolta, avvicinando pericolosamente i piedi a grosse merde di cane, fresche di giornata; eterne testimoni del nostro inquieto stato di grazia.

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